Liceo Torricelli

Altri alunni celebri (viventi)

 

 

Ricordiamo alcuni fra gli alunni celebri viventi del Liceo Torricelli:

  • Il cardinale Achille Silvestrini, per decenni uno dei personaggi più noti della Curia romana, protagonista della diplomazia vaticana.
    (Diplomato nel 1942, appare anche in diverse foto di classe: 1  2  3  4  5). n.b.: Un altro cardinale, Pio Laghi ha sostenuto l'esame di maturità presso il Torricelli come privatista nel 1941.
  • Il notissimo scrittore e conduttore televisivo Carlo Lucarelli
    (Diplomato nel 1979, eccolo in una foto di classe di terza liceo e, travestito da prete, in una recita di carnevale). Anche il padre di Lucarelli, noto medico, è un torricelliano.
  • Nell'attuale legislatura (2008-?) c'è un solo parlamentare diplomato al Torricelli: il deputato Gabriele Albonetti (1  2  3). Nella precedente (2006-2008) erano due: Gabriele Albonetti e il senatore Martino Albonetti. Erano due anche dal 2001 al 206: i deputati Gabriele Albonetti e Francesco Zama. Ricordiamo fra i torricelliani anche l'attuale presidente della provincia di Ravenna, Claudio Casadio (1  2  3)

Un'intervista al CARDINALE SILVESTRINI:

Lei ha frequentato il nostro liceo classico, credo verso il 1940. Che ricordo ne ha? Preside, ambiente, professori. E' ancora in contatto con gli amici di allora?

Sì, io sono stato alunno del Ginnasio-Liceo Torricelli di Faenza e ho terminato la maturità nel 1942. I ricordi che ho sono molto belli; il preside Ragazzini, i professori quasi tutti faentini, Francesco Valli, Giuseppe Bertoni, Sante Alberghi. E poi l'ambiente soprattutto, un ambiente culturale molto vivo, molto stimolante; un rapporto umano molto ricco. In più il liceo mi ha dato la possibilità di coltivare un'amicizia coi miei compagni che abbiamo continuato, per cui la mia classe è molto unita. Ci riuniamo almeno una volta tutti gli anni. Proprio in questi giorni sono venuti tutti a Roma in udienza dal Papa (...) 

(intervista rilasciata a Giuliano Bettoli, in Radio Romagna 2001, anno 8, n.1 (38), marzo 1986, pp. 5-6)

 

Un'intervista a Carlo Lucarelli:

«Quegli anni, dal 1974 al 1979, sono stati durissimi. Il Liceo Torricelli, allora almeno, era una scuola molto esigente, si studiava un sacco. Me ne accorsi subito, fin dal Ginnasio, dove il mio 7,5 in latino delle Medie si trasformò in un orrido 4--. Fu un choc terribile. Per non parlare della maturità, quando ogni minuto era buono per studiare. Ci sembrava davvero di stare in trincea, con gli occhi fuori dalle orbite, alla fine dell'anno scolastico contavamo i caduti, sempre due ogni volta». 

E l'ambiente non aiutava. 
«Una scuola di una volta, dall'androne cupo, dallo scalone che si arrampicava in cima sempre più buio. Sembrava di stare in un collegio, in convento, con i professori che incombevano folli sulle nostre teste. Anche se poi, a posteriori, mi chiedo se questa follia fosse davvero reale o legata allo stato d'animo del momento di noi studenti». 

Eppure ... 
«A ripensarci oggi, mi rendo conto che il metodo di studio che ci ha dato quella palestra, perché di una vera e propria palestra si trattava, è servito. Allo stesso modo c'era un grande contrasto tra la spettralità del luogo e la sua modernità. Ad esempio, il professore di lettere Elio Tampieri, che pure criticavamo, dedicava però un'ora alla settimana alla Letteratura del Novecento. Ecco. se io in seguito mi sono legato a certi modi di scrivere, a certi sperimentalismi, lo devo a lui. E in generale, per quanto riguarda l'italiano, mi ha dato di più il Liceo che l'Università. Oltre a Tampieri poi, per me davvero geniale, abbiamo avuto alte ottimi professori, come Giannetto Cattani, di filosofia, che ci ha dato stimoli per imparare a pensare». 

E la classe? 
«Diciamo che ci sentivamo uniti di fronte alle avversità. In particolare nell'ultimo anno ci vedevamo anche fuori. A questo proposito, ricordo un episodio divertente: in vista della maturità, organizzammo una vera e propria "pattuglia della morte", composta da cinque persone, tra i quali anch'io, che doveva occupare i posti in fondo al corridoio, ovviamente i più ambiti. Un'azione di commando che ci avrebbe attirato l'odio dell'altra sezione, ma dall'altra parte la solidarietà dei nostri compagni. Anche se poi non se ne fece nulla e andammo a occupare i posti che ci vennero assegnati».

Il rapporto. coi compagni, comunque, è andato avanti. 
«Con alcuni ci si vede ancora, altri sono rimasti gli amici di sempre».

(intervista rilasciata ad Annalisa Reggi, in Il Liceo di Faenza. I quaderni di Sette Sere, n.22, supplemento al numero 27 di Sette sere del 2 luglio 2005, pagina XI)

 

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